La sigaretta elettronica in ufficio

L’articolo 51 della legge 3 del 16 gennaio 2003 sancisce, al primo comma, il divieto di fumare nei locali pubblici. Con l’arrivo della sigaretta elettronica molte domande si sono sollevate: il divieto è valido anche per le sigarette elettroniche? Può essere vietata na sigaretta elettronica, che non produce lo stesso tipo di fumo dannoso prodotto dalle normali sigarette?

Si può fumare in ufficio?

L’articolo 51 della legge 3 nasce per tutelare completamente il lavoratore da ogni rischio di fumo passivo. Può definirsi il vapore emesso della sigaretta elettronica, fumo passivo? La Commissione per gli Interpelli, fonte ufficiale e organo preposto a rispondere agli interrogativi sulle modalità di applicazione della legge, ha chiarito ogni dubbio, fornendo precise indicazioni e direttive per la vigilanza sul luogo di lavoro, che assumono un valore giuridico incontestabile. Secondo la Commissione per gli Interpelli, i fattori da prendere in esame nel trattare la questione sono diversi.

Per prima cosa il fatto che la sigaretta elettronica appartiene a una classificazione merceologica del tutto differente dal quella della sigaretta tradizionale: si tratta infatti di un dispositivo le cui cartucce sono riempite di una miscela di sostanza (contenenti cromo, nichel, stagno, alluminio, solventi organici, ferro e talvolta, nicotina, seppur in quantità irrisorie). A causa di questo distinzione merceologica, la sigaretta elettronica non rientra nel settore giurisdizionale delle leggi europee che regolano i prodotti da tabaccheria.

Il divieto di fumare in ufficio: approfondimenti

Preso in considerazione questo aspetto si può comunque ribadire che spesse volte chi svapa finisce per farlo in modo più indulgente e continuativo, arrivando anche a superare le dosi minime garantite per la sicurezza della nicotina, e che la scienza non ha ancora riportato dati univoci per quanto riguarda gli effetti del particolato emesso dalle sigarette elettroniche in ambienti chiusi, e che può essere quindi classificato come fumo passivo, perchè inalato anche da chi non sta svapando. Dato questo importante aspetto, La Commissione ha sancito che sebbene il divieto di fumare non si possa formalmente applicare alle sigarette elettroniche, ciascun datore di lavoro deve impegnarsi al massimo per tutelare i lavoratori dai potenziali rischi del vapore passivo.

Non si tratta solo di potenziali rischi (non ancora certificati in modo unanime) ma anche di un’ingerenza nei confronti di chi desidera mantenere i suoi polmoni completamente e del tutto puliti (è vero, il vapore passivo spesso non contiene nicotina nè catrami, ma contiene comunque sostanza che in natura, non entrerebbero mai spontaneamente in contatto coi polmoni, vedi il sito sfumacchiando per approfondimenti). Nello specifico, un datore di lavoro ha il pieno potere di vietare l’uso della sigaretta elettronica. Il lavoratore che si senta a disagio in un ambiente nel quale i colleghi svapano può farlo presente al datore chiamando a intervenire il RSPP (responsabile servizio prevenzione e protezione) un medico competente e il RLS (rappresentante lavoratori sicurezza) che valuteranno la situazione.

Di conseguenza, negli uffici e nei luoghi di lavoro sarà consentito l’uso della sigaretta elettronica solo quando non specificatamente vietato dal datore. Il datore di lavoro ha quindi due scelte per tutelare i lavoratori: vietare la sigaretta elettronica o consentirla, provvedendo però l’ambiente di un’adeguato sistema di ventilazione o di aree riservate.